Fiat di Pomigliano. Trattati come cani, obbligo di fedeltà al padrone
Erri De Luca, 15.08.2018, “Il Manifesto”
L'iniziativa. Uno spettacolo-convegno a sostegno degli operai licenziati
Proteste degli operai di Pomigliano
© Lapresse
L’articolo di Erri De Luca che segue apre una nuova campagna contro l’obbligo di obbedienza, a difesa dei cinque licenziati di Pomigliano che culminerà il 30 settembre con un evento (convegno-spettacolo) al Maschio Angioino con la partecipazione del sindaco Luigi De Magistris, di Ascanio Celestini, Moni Ovadia, Franca Fornerio, Erri De Luca, Daniela Padoan, Paolo Maddalena, alcuni dei quali prenderanno parte allo spettacolo (oltre che al convegno) insieme ai cinque operai licenziati. Sarà un grande evento.
Il 6
giugno 2018 la Cassazione ha stabilito l’obbligo di fedeltà dei dipendenti nei
confronti del datore di lavoro, anche fuori del turno e del luogo. La sentenza
riguarda cinque operai della Fiat di Pomigliano D’Arco, che in appello avevano
prevalso sull’azienda che li aveva licenziati.
L’obbligo di fedeltà spetta ai cani e alle altre specie animali addomesticate.
La specie umana si distingue per il conquistato diritto alla libertà di opera e
parola.
La storia sacra narra l’esordio della coppia prototipo, piantata in un giardino
del quale potevano disporre. Una sola pianta era esclusa dalla loro portata.
Proprio da quella vanno a cogliere il frutto e che frutto: la conoscenza di
bene e male.
La conoscenza: si spalancano i loro occhi, s’ingrandisce la loro facoltà di
percepire, si accorgono di essere nudi. Nessuna specie vivente ha questa
notizia. La coppia prototipo si è staccata dal resto delle creature,
inaugurando le piste desertiche e inesplorate del libero arbitrio.
La loro libertà inizia dall’infedeltà non solo a un obbligo, ma al legislatore
di quell’obbligo, la divinità in persona.
Alla Cassazione spetta l’ultima parola di un procedimento giudiziario. Vuole
essere tombale e definitiva. Ma si sa che le lapidi mentono spesso. Perciò
dissento. Questa sentenza della Cassazione va ridotta a penultima parola.
L’obbligo di fedeltà di chiunque riporta indietro alla storia di un giardino,
di una pianta proibita e di un ammutinamento.
Se quella coppia non avesse forzato l’obbligo di fedeltà, la specie umana starebbe
ancora imbambolata e nuda nel giardino incantato dell’infanzia.
Sottolineo che l’iniziativa spettò alla donna. Lei osò l’impensabile, imitata
da Adàm dopo aver visto che in seguito all’assaggio non era morta, anzi era più
bella.
La coscienza civile di questo paese ha oggi il compito di cassare la
Cassazione, sentenza del 6/6/2018.
Fuori dall’aula a porte chiuse di una corte, all’aria aperta delle piazze e
delle assemblee si casserà l’obbligo di fedeltà, che va contro natura e
civiltà.
Nella specie umana inalienabile è il diritto al dissenso, alla critica, allo
spirito di contraddizione verso i poteri pubblici e privati. Ne siamo
confermati dall’articolo 21 della Carta Costituzionale.
Aggiungo a conclusione del diritto della specie umana all’ammutinamento, che
per me e per chi esercita quest’attività di pubblica parola si tratta anche di
un dovere.
Per leggere e sottoscrivere l’appello “Obbligo di fedeltà: per la libertà di parola e l’eguaglianza di fronte alla legge”: qui
oppure inviare mail a: ellugio@tin.it